
LA MEMORIA E LA VERITÀ
conversazione di Edorta Jimenez Ormaetxea
con gli allievi di Scuola Forrester
![]() Direi di sì. Mi viene in mente l’immagine dei banchi di coralli che si trasformano in isole. Senza i coralli che continuano a crescere, non ci sarebbe l’isola. La letteratura basca non esisterebbe se alcuni scrittori non avessero preso la decisione di scrivere in euskara: penso a scrittori come Joseba Sarrionandia o Koldo Izagirre. Grazie alla scelta individuale di alcuni che hanno preferito comunicare per “pochi”, oggi abbiamo un’isola di corallo che affiora dal mare dell’euskara. Se avessimo scelto di scrivere in castigliano le cose sarebbero andate diversamente. Quest’isola non ci sarebbe. Tra un’isola e l’altra ci sono dei ponti? Come possono comunicare tra loro? Il fascino della letteratura di viaggio risiede proprio in questo: ci racconta come andare da un’isola all’altra. La storia di Ulisse, la Bibbia intera sono letteratura di viaggio. Il genere che vende di più oggi è la letteratura di viaggio. Sembra che tutti abbiano il desiderio di visitare tutte le isole. Noi lo possiamo fare attraverso la letteratura, sempre che venga tradotta. Chi è il tuo lettore ideale? Mi piacerebbe che tutti i miei lettori conoscessero le parole che utilizzo. Vorrei che il mio sistema di punteggiatura - il mio modo di usare l’esclamativo e l’interrogativo - venisse capito. Io so perché ho collocato una virgola in un dato punto, perché ho interrotto una frase in un certo modo. Mi domando sempre come saranno interpretati i segni ortografici: punto, virgola, punto a capo. Ecco, il lettore ideale è colui che comprende tutti questi segni, oltre al lessico. In L’ultimo fucile, il tuo nuovo romanzo, si sente molto la presenza del mare. Uno sfondo diverso rispetto ai tuoi primi romanzi, che erano quasi tutti di ambientazione urbana. Nella letteratura basca il mare è stato accennato appena ed è un peccato. Perché il mare e la costa costituiscono territori ideali per la narrazione. Crocevia di mondi e di gente, raccolgono più storia ed esperienza di qualsiasi altro posto. In tutte le famiglie della costa si raccontano storie di parenti annegati. Onofre, il protagonista de L’ultimo fucile, è un capitano della marina mercantile. L’idea della storia mi venne guardando una fotografia in bianco e nero degli anni cinquanta che rappresentava la costa basca sotto la neve. Sulla costa nevica di rado e quando accade la neve si scioglie quasi all’istante. Nella fotografia il bianco non era bianco, era qualcosa di più impreciso e strano. Era come un invito a divagare. Cosa potrebbe succedere con una tale nevicata? Che un viaggiatore chieda rifugio, bussando a qualche porta. E nella mia immaginazione qualcuno bussò alla porta di Onofre. Era un maquis, un partigiano. Così comincia L’ultimo fucile, con il mare, la neve, e un oppositore del regime franchista in cerca di aiuto. Quali sono le regole in base alle quali scegli che cosa raccontare? La prima regola è che l’argomento mi interessi. In L’ultimo fucile, per esempio, c’è qualcuno che bussa alla porta. Si può scegliere se immaginarselo nel 1952 o nel 2004, sotto una dittatura o in democrazia. Nell’uno e nell’altro caso avremo due romanzi differenti. In fondo i miei temi sono sempre gli stessi: l’ingiustizia, i deboli. Ci sono poi dei temi che vorrei affrontare, ma non so ancora come. Ho la speranza di riuscirci, prima o poi. Un’altra regola per il mio lavoro consiste nel chiedermi se ciò che scrivo può interessare qualcuno. Non scrivo soltanto per piacere, ma per pubblicare, e tengo conto dell’editore, che si assume un rischio. Ciò significa che scrivere per un pubblico significa in qualche modo perdere libertà? Quando scrivo ho in mente un obiettivo: fare in modo che aumentino i lettori in lingua basca. E questo mi costringe a soffermarmi sul come devo scrivere, anche se continuo a farlo per piacere. Chi non vive di letteratura può scrivere ciò che desidera. Però, se vivi di letteratura, la tua esistenza dipenderà da quanto vendono i tuoi libri, e il problema si ripropone. Un buon equilibrio per me consiste nello scrivere articoli e racconti per i giornali, e nel contempo dedicarmi a lavori più impegnativi, come i romanzi. |
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